Perché Hedera
Oggi non c’è il solito racconto...l’edera una pianta che amo profondamente...
L’edera non cresce mai da sola. Si avvinghia alla pietra, all’albero, al tempo. Non teme l’inverno, non conosce la resa, resta anche quando tutto si consuma.
Sulle tombe, l’edera era promessa d’eternità. Nei gioielli e nei bouquet, segno di amicizia e d’amore che resiste. È una pianta che unisce e trattiene, che intreccia vita e ricordo, presenza e assenza.
Ho sempre amato il periodo vittoriano. C’è in quell’epoca un’eleganza malinconica, una grazia che convive con l’ombra. Tutto è misurato eppure intensamente vivo...le lettere profumate, i gesti controllati, i fiori che parlano al posto delle parole.
Forse è proprio per questo che ho scelto l’edera.
Nel linguaggio vittoriano dei fiori, significava fedeltà, legame, memoria, cose che restano. Ed io credo nei legami che restano.
Mi piace pensare che ogni racconto sia come un piccolo tralcio che si arrampica e si intreccia ad altri, cercando luce, cercando voce.
L’edera, per me, è la metafora più semplice e più vera della vita stessa. Cresce anche dove non la guardi, unisce ciò che il tempo separa, abbraccia le rovine e le trasforma in qualcosa di vivo.
Forse dipingo e scrivo per lo stesso motivo per cui l’edera cresce: per non dimenticare, per restare, per trasformare.
Così sono nati questi racconti.
Come tralci che cercano luce, si arrampicano sulle pareti della memoria, del sogno, della fragilità umana.
Ogni storia è un frammento che aderisce al mondo e al cuore di chi legge, per non lasciarlo più andare.
Come l’edera, questi racconti vivono del loro attaccarsi alle parole, ai silenzi, alla vita stessa.
Nel periodo vittoriano, l’edera aveva un significato profondamente simbolico , come quasi ogni pianta, fiore o colore dell’epoca. Gli inglesi vittoriani amavano comunicare attraverso il linguaggio dei fiori, la cosiddetta floriography, un codice di emozioni e sentimenti che permetteva di dire tutto ciò che la rigida etichetta sociale vietava di esprimere apertamente.
L’edera (Hedera helix), sempreverde e tenace, simbolo di rigenerazione e di vita senza fine.
C’era anche un lato più malinconico e romantico, poiché l’edera spesso cresceva sulle tombe, evocava la memoria e l’eternità del legame oltre la morte. In questo senso, poteva simboleggiare un amore perduto ma ancora vivo nel ricordo, o la promessa di ritrovarsi in un’altra vita.
Il legame che non si spezza: il suo “aggrapparsi” diventava metafora dell’amore che resta, della memoria che non molla la presa.
“Come l’edera s’aggrappa alla quercia, così la nostra memoria s’aggrappa a te.”
Mani intrecciate circondate da edera, iconografia molto comune; le mani sono il vincolo fra due amati, l’edera attorno promette unione e ricongiungimento.
In un bouquet vittoriano, il rametto d’edera non era un semplice ornamento: era una dichiarazione silenziosa. Poteva voler dire “mi fido di te”, “non ti dimenticherò mai” o “il mio affetto è per sempre”.
C’è anche un sottotesto più simbolico e spirituale: l’edera, pianta che si arrampica cercando la luce, era talvolta letta come ricerca della verità e della vita eterna , un richiamo alla perseveranza dell’anima.
Particolare di un mio acquerello
Riferimenti
Nei repertori d’epoca il significato può variare: in The Language of Flowers (1857) compaiono voci con “Ivy sprig, with tendrils — Assiduous to please”, che mostra come i dizionari non fossero univoci (ma tutti insistono sull’idea di attaccamento/legame). È utile per capire la fluidità del codice.
The Language of Flowers: An Alphabet of Floral Emblems (1857) — una pubblicazione d’epoca che mappa fiori e significati simbolici.
John Henry Ingram, Flora Symbolica; or, The Language and Sentiment of Flowers (1869) – repertorio tardo-vittoriano con poesie e commenti
Europeana – scheda divulgativa: edera su lapidi = immortalità.
Arnos Vale Cemetery (UK) – guida iconografica con esempi di mani giunte circondate da edera.
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© Umberta Ruffini, “I Racconti dell’ Hedera”. Tutti i diritti riservati.Ogni testo e acquerello è opera originale dell’autrice.Opera depositata e tutelata tramite Patamu (cod. deposito n. 272041)
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