La Peonia
Londra 1887
Tra le mura di una casa di mattoni offuscati dalla nebbia, c’era un giardino minuscolo.
Nulla vi cresceva, se non una sola peonia.
Fioriva in segreto, ogni anno, a maggio, apriva i suoi petali dal colore antico, lasciando nell’aria un profumo che sapeva di pioggia e ricordo.
Lei le parlava sottovoce. Nessuno la udiva, ma chi passava lungo il cancello diceva di averla vista chinarsi sul fiore con lo sguardo assorto di chi prega.
Si narrava che la peonia fosse un dono di Lui, partito per l’India con la promessa di un ritorno.
In una lettera, ormai sbiadita dal tempo, egli scrisse
“Ti mando un fiore che non osa gridare la sua bellezza, come un cuore che ama e non si confessa.”
Da allora, Lei non conobbe altri corteggiatori. Si fece discreta come un’ombra tra i vetri impolverati e il profumo di tè. Ogni primavera, accarezzava i petali della peonia con la stessa devozione con cui si accarezza un viso che non si vedrà più.
Quando le chiedevano perché non recidesse mai il fiore, rispondeva piano
“Perché la bellezza recisa è come un addio.”
E passò il tempo, la casa cambiò mani, e il mondo si modernizzò con il ferro e il fumo.
Ma nel minuscolo giardino, tra l’edera che s’arrampicava testarda e la memoria che non sfioriva, la peonia continuò a sbocciare. Per ricordare che ci sono amori che respirano ancora, anche quando nessuno li chiama per nome.
Peonia fiore del rimorso gentile, custode dei segreti d’amore, non detti.
(Hedera)
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