La civetta
C’era una radura nascosta, dove l’edera intrecciava silenziosa i suoi steli fino a un antico albero.
C’era una radura nascosta, dove l’edera intrecciava silenziosa i suoi steli fino a un antico albero. In quell’ombra silenziosa viveva una civetta dagli occhi dorati, chiamata dagli uomini la Custode del Sussurro. Nessuno sapeva da dove fosse giunta, appariva solo nelle notti limpide, quando la luna si piegava a guardare la terra.
Si diceva che conoscesse le parole che gli alberi non potevano pronunciare e che potesse ascoltare il respiro delle radici. Chi riusciva a incontrarla, avrebbe potuto porre una sola domanda, e la civetta avrebbe risposto non con frasi, ma con visioni.
Una notte arrivò una giovane pittrice, smarrita tra i suoi stessi colori. Aveva paura di non saper più distinguere ciò che era vero da ciò che era soltanto immaginato.
“Dimmi,” chiese alla civetta, “come faccio a riconoscere la verità?”
La civetta la fissò a lungo, e nel suo silenzio la pittrice sentì il fruscio delle foglie, il mormorio dell’acqua, il battito lontano del cuore della terra. Nessuna risposta fu pronunciata, eppure dentro di lei qualcosa si rischiarò, comprese che la verità non le sarebbe mai arrivata dall’esterno, ma germogliava dentro.
Quando abbassò gli occhi sulla tela che portava con sé, scoprì che i colori si erano mischiati da soli, dando vita a un’opera che sembrava attenderla da sempre.
“Ciò che cerchi fuori è già dentro di te.” (Hedera)
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